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IL MICRODOSAGGIO DI LSD INFLUENZA LA PERCEZIONE TEMPORALE ?

 

DEVIN TERHUNE INTERVISTATO DA LUKAS BASEDOW, M.SC.

Tradotto da Veronica Migliozzi, modificato da Giulia de Marco

Questo articolo è disponibile anche in: English English Deutsch Deutsch Português Português

Dr. Devin B. Terhune

Cognitive Neuroscientist

Dr. Devin B. Terhune directs the Timing, Awareness, and Suggestion lab in the Department of Psychology at Goldsmiths, University of London.

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Lukas Basedow, M.Sc.

Ph.D. Candidate

Lukas Basedow's research is in the field of adolescent substance abuse at the medical faculty of the TU Dresden.

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Edited by Maja Guseva & Lucca Jaeckel

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QUESTO POST TRATTA DI UNA RICERCA PRESENTE NELL’ ASC STUDY MONITOR DI MIND, UN DATABASE ACCURATO, DI LIBERO ACCESSO E AGGIORNATO REGOLARMENTE CON PUBBLICAZIONI ACCADEMICHE RIGUARDANTI GLI STATI ALTERATI DI COSCIENZA (ASCS). QUESTA INTERVISTA È LA PRIMA DEL SUO GENERE NEL BLOG DI MIND, IN CUI, GRAZIE AL NOSTRO LAVORO SUL MONITOR ASC, INDIVIDUIAMO STUDI INTERESSANTI E ORGANIZZIAMO INTERVISTE CON GLI AUTORI PER DISCUTERE LA LORO MOTIVAZIONE, IL LORO BACKGROUND E GLI APPROCCI GENERALI ALLA SCIENZA PSICHEDELICA. L’ ARTICOLO DISCUSSO IN QUESTA INTERVISTA È:

Yanakieva, S., Polychroni, N., Family, N., Williams, L. T. J., Luke, D. P., & Terhune, D. B. (2019). The effects of microdose LSD on time perception: A randomised, double-blind, placebo-controlled trial. Psychopharmacology236(4), 1159–1170. https://doi.org/10.1007/s00213-018-5119-x

Lukas: Potresti dirmi cosa ti ha spinto a studiare gli stati alterati di coscienza come la sinestesia, l’ipnosi, o l’esperienza psichedelica?

Devin: Credo che tutto sia partito  quando ho iniziato a nutrire interesse per le allucinazioni durante il mio percorso di laurea, e in particolar modo in popolazioni non-cliniche. Poi sono stato fortunato abbastanza da seguire un corso di ipnosi tenuto da una persona veramente eccellente, Jean-Roch Laurence1. Così, durante la mia specialistica ho studiato la suggestione e le allucinazioni e poi ho incentrato il mio dottorato sulla neuroscienza cognitiva dell’ipnosi. Sono stato sempre interessato in vari altri aspetti degli stati di coscienza alterati e delle esperienze insolite, così ho fatto un po’ di ricerca sulla sinestesia durante il mio dottorato. Poi sono diventato ricercatore ad Oxford e lì mi sono focalizzato sull’ipnosi e sulla sinestesia, però sono sempre rimasto interessato alla percezione del tempo. Credo che quest’ultima sia una caratteristica estremamente fondamentale dell’esperienza cosciente. Così, mi sono laureato in filosofia e uno dei miei filosofi preferiti in assoluto era Martin Heidegger. Questi ha scritto, a mio parere, uno dei più brillanti testi filosofici di sempre, ‘Essere e Tempo’, in cui praticamente porta una serie di argomentazioni davvero fondamentali su quanto il tempo sia cruciale per l’esperienza umana. Questa è una cosa che mi è sempre rimasta impressa, e durante la mia borsa di ricerca post-dottorato, ho iniziato a interessarmi di più alla percezione del tempo e mi sono un po’allontanato dalla ricerca sulla sinestesia.

Mi sono avvicinato agli psichedelici attraverso il mio interesse per la sinestesia. Poi sono stato contattato da un gruppo che stava facendo uno studio sul microdosaggio per fare da consulente  su una certa parte della ricerca. Gli ho chiesto se c’era la possibilità di includere un task sulla percezione del tempo basato su questo interessante studio di Marc Wittmann4 in cui si dimostra che la psilocibina induce nelle persone una tendenza a sottostimare gli intervalli temporali durante un task di riproduzione temporale. Da qui è iniziato questo studio particolare ed è più o meno così che tutto si è combinato.

L: Perfetto. Potresti fare un breve riassunto della ricerca per i nostri lettori e spiegare i risultati principali?

D: Certo! Allora, sulla base dei dati di Marc,2 era abbastanza evidente che la psilocibina comportasse una sottoproduzione di intervalli temporali, in particolar modo di quelli più lunghi, però volevamo capire se questo effetto fosse ancora presente con il microdosaggio.

Quindi, nello specifico, volevamo capire se gli effetti della psilocibina nella ricerca di Marc fossero attribuibili ad un effetto neurochimico diretto sulla percezione del tempo oppure se la psilocibina innescasse diversi stati alterati di coscienza che poi hanno un effetto indiretto o una conseguenza sulla percezione del tempo.

In parole povere, la questione è capire se gli effetti neurochimici sono sufficientemente forti da causare un cambiamento nella percezione del tempo pur non producendo degli stati alterati di coscienza.

Nello studio c’erano 48 partecipanti, erano persone anziane,  fattore importante da tenere in considerazione. Avevamo una somministrazione di placebo e 3 microdosaggi da 5, 10, e 20 microgrammi di LSD. Poi, una volta finito il task, gli abbiamo fatto anche completare delle scale di auto-valutazione riguardanti vari tipi di stati soggettivi.

Quelli che abbiamo esaminato erano se avevano accusato qualche effetto della droga, qualche distorsione percettiva, qualche pensiero insolito, qualche esperienza di sensazione di sballo, e se avevano percepito un cambiamento nell’attenzione.

Ciò che mostrano i nostri risultati è che i partecipanti si sentivano un po’ diversi – come se stessero percependo qualcosa. Però senza avere alcuna distorsione percettiva o pensieri inusuali, non si sentivano propriamente sballati, e non hanno proprio sentito dei cambiamenti nel loro stato di attenzione. Sulla base di ciò, sembra abbastanza chiaro che il microdosaggio non produce alcuno stato di coscienza alterato.

Poi, il risultato principale che abbiamo analizzato per il task di produzione temporale era la mediana dei tempi di riproduzione. Ovvero, quanto a lungo i partecipanti tenevano premuta la barra spaziatrice dopo aver memorizzato un intervallo di stimolo dato da un cerchio presentato sullo schermo. Questo ci dà un’idea della misura in cui stanno sotto-producendo o sovra-producendo, e a sua volta ci fornisce una misura indiretta di quanto stanno sottostimando o sovrastimando l’intervallo di stimolo.

Abbiamo utilizzato diversi range di intervalli da 800 a 4000 millisecondi. Nel suo studio Marc Wittman ha trovato degli effetti soltanto nel range di 4000 secondi o più. Comparando le tre somministrazioni di LSD con il placebo, avevamo notato che i partecipanti sovra-producevano gli intervalli: tenevano premuta la barra spaziatrice più a lungo durante il completamento del task rispetto alla condizione placebo.

La cosa interessante è che l’effetto era soltanto presente dai 2000 millisecondi in su. Adesso, questi dati possono essere interpretati in vari modi, ma devo dire che non sono convinto di nessuno in particolare, dato che è ancora troppo presto per delineare completamente questi effetti. Nell’articolo abbiamo brevemente presentato diverse possibilità e ipotizzato che, considerato quanto tempo dopo avevano ricevuto la dose, il risultato poteva essere un effetto dopaminergico in fase avanzata. Questa ipotesi si basa su studi condotti su animali che suggeriscono che in una prima fase l’LSD agisce come un agonista della serotonina e che in una fase tardiva agisce come un agonista della dopamina. Tuttavia, non siamo mai stati completamente soddisfatti da questa interpretazione.

Ragionando ulteriormente su questi dati, ho iniziato a pensare a quanto sarebbero stati meglio interpretabili nel contesto dei modelli bayesiani degli intervalli di tempo. Essenzialmente, questi modelli stabiliscono che la nostra percezione temporale dipende da informazioni sensoriali riguardanti uno stimolo che, in base alle esperienze pregresse, è stato modellato in parte a priori. La misura in cui influenza la nostra percezione è definita ‘’peso della prior’’. Il peso della prior può essere più o meno marcato in certi individui, in base al contesto, agli stati psichedelici, e così via.

Il peso della prior, più in generale, fornisce un’elegante spiegazione su come spesso le nostre aspettative danno forma alla nostra percezione. Applicato a tasks di riproduzione temporale, la prior sarebbe l’intervallo medio dello stimolo. Una conseguenza interessante del peso della prior è che gli intervalli di stimolo più lunghi sono sottostimati  perché la prior fissa il tempo di riproduzione più vicino alla media, mentre intervalli più brevi sono sovrastimati perché, di nuovo, fissati più vicino alla media.

Questa considerazione fornisce un’interessante spiegazione di un effetto classico della letteratura sulla percezione temporale: la legge di Vierhordt, che stabilisce che tendiamo a sovra-riprodurre gli intervalli più brevi e a sotto-riprodurre quelli più lunghi. Se applichiamo questa considerazione ai nostri dati, una semplice interpretazione è che il microdosaggio abbia portato a ridurre il peso delle prior, riducendone l’incidenza. Questo ha portato i partecipanti a sovra-produrre gli intervalli lunghi. Ciò spiega anche perché l’effetto sia stato limitato agli intervalli più lunghi.

Se questa interpretazione fosse vera, il microdosaggio avrebbe dovuto anche portare a una sotto-riproduzione degli intervalli più corti. È interessante notare che questo si è verificato con una tendenza molto lieve, neanche lontanamente vicina alla significatività statistica. Ciò che rende questa interpretazione ancora più interessante è che è  in linea con un modello recente sugli psichedelici di Carhart-Harris e Friston, che propone l’ipotesi che gli psichedelici producano una riduzione delle prior di alto livello.3 Per chi fosse interessato, ho presentato questa nuova interpretazione dei nostri dati alla Breaking Convention l’agosto scorso.

L: Hai già menzionato lo studio di Marc Wittmann sulla percezione del tempo e hai anche citato un altro studio di Wackermann et al.4 In questo studio hanno anche trovato una sotto-riproduzione degli intervalli di tempo con una dose di psilocibina molto bassa comparata alla condizione placebo. Come spieghi questo con i tuoi risultati che mostrano invece una sovra-produzione con una bassa dose di psichedelico?

D: Beh, c’è un po’ di discrepanza tra gli studi. Non credo sia un artefatto o nulla di simile. Sul perché ci sia una discrepanza: ovviamente, ci potrebbero essere delle differenze tra psilocibina ed LSD. Penso che spessissimo molte persone li mettano nello stesso campo e credo che sia qualcosa a cui bisogna stare attenti.

Un’altra spiegazione è ovviamente la concentrazione della dose e quanto comparabili sono queste dosi tra le due diverse sostanze. La terza possibilità potrebbe essere che ci siano diverse fasi con l’LSD ma non con la psilocibina. In fine, credo che loro abbiano somministrato i task 60 – 90 minuti dopo la somministrazione della sostanza, mentre il nostro esperimento iniziava a quasi 3 ore dal dosaggio.

L: Un’ altra cosa che hai menzionato nel tuo articolo è che la sovra-riproduzione era più evidente a 10 microgrammi di dose. Sapresti dire perché questo dosaggio produrrebbe un effetto maggiore?

D: Non mi soffermerei troppo su questo punto, a essere onesti. Di nuovo, si ritorna al fatto che in pratica avevamo 12 partecipanti per ogni condizione, un numero abbastanza buono per uno studio con gli psichedelici, ma non super sensibile. Non darei troppa importanza al fatto che gli effetti sono più evidenti con un dosaggio di 10 microgrammi.

Perché se si guarda a quel dato, ciò che tendiamo a vedere è che quello dei 20 microgrammi tende a essere quasi sempre più alto di quello dei 5 microgrammi, suggerendo un effetto dose-dipendente. Però, potrebbero essere stati parzialmente influenzati da possibili differenze nei baseline.

Se si segue il modello bayesiano sopra descritto, focalizzarsi sui tempi di riproduzione potrebbe non essere il modo migliore di interpretare i dati. Anzi, secondo un tale ragionamento, con un peso della prior più basso, ci si aspetterebbe che la pendenza dei tempi di riproduzione diventasse più ripida (di nuovo, riflettendo la sovraproduzione degli intervalli più lunghi e la sotto-riproduzione di quelli più corti).

È interessante notare che abbiamo analizzato le pendenze dei tempi di riproduzione e abbiamo trovato che a una dose più alta la pendenza era veramente più ripida. Anche in questo caso, date le dimensioni del campione, bisogna stare attenti, ma questo suggerisce che questa interpretazione potrebbe essere più plausibile.

L: In che modo questo esperimento ha influenzato la tua opinione sul microdosaggio come pratica che presumibilmente induce tutti i tipi di benefici psicologici?

D: non credo che questo studio abbia davvero cambiato la mia opinione di per sé. Penso che sia un buon punto di partenza per indicare che sembrano esserci alcuni effetti su una caratteristica fondamentale della coscienza, che è la percezione temporale. Tuttavia, bisogna stare ben attenti, perché la percezione temporale è collegata in modo intrinseco all’attenzione, alla memoria di lavoro  e ad altri tipi di funzioni cognitive di base ed è probabile che questi effetti siano totalmente dovuti a cambiamenti nell’attenzione o nella memoria di lavoro. In linea teorica è possibile che stiamo modulando l’attenzione o la memoria di lavoro e che di conseguenza abbiamo degli effetti di riporto sulla percezione temporale.

Adesso, più in generale, in termini di microdosaggio: probabilmente, dato il mio background filosofico, sono di natura una persona molto scettica riguardo a tutto ciò che sento sulla scienza, e sono costantemente bombardato da affermazionimolto insistenti e questo mi preoccupa. Personalmente, non inizierei semplicemente a microdosare nella speranza di migliorare la mia creatività o le mie abilità cognitive o cose di questo tipo, senza nessuna prova a favore.

Dubito che il microdosaggio abbia effetti negativi o dannosi. È probabile che sia per lo più innocuo. In generale credo che le persone dovrebbero essere più scettiche e non saltare sul carro dei vincitori quando c’è poca base empirica a sostenerlo. In qualità di scienziato cerco di basare le mie decisioni sulle prove empiriche che ho di fronte, e ciò che posso dire è che credo che il microdosaggio sia abbastanza interessante dal punto di vista terapeutico e cognitivo per condurre una ricerca più diversificata.

Sono sicuramente entusiasta di vedere più ricerche e spero di poter essere coinvolto in alcune di queste, ma dipende sempre da che tipo di opportunità si presentano.

L: Se potessi fare quello che vuoi, quale sarebbe il tuo prossimo progetto scientifico?

D:  Il mio studio ideale, se non ci fossero limitazioni pratiche, coinvolgerebbe di nuovo un task di riproduzione temporale. Far completare ai partecipanti i task alla baseline e farglieli fare poi, diciamo, approssimativamente ogni 45 minuti, e arrivare fino a un range di tre o quattro ore e osservare gli effetti a quel punto.

Vorrei anche fare un’investigazione più sistematica rispetto ai self-report degli stati alterati di coscienza. L’attenzione è una di queste, e poi non abbiamo neanche informazioni sull’emozione. È risaputo che l’emozione ha un impatto sulla percezione del tempo, in pratica quando uno è felice, il tempo passa molto più velocemente e quindi lo si sottostima, mentre quando si è molto depressi il tempo rallenta.

Probabilmente farei anche alcune domande sul divagare della mente e sui vuoti di attenzione . Se lo facessimo, potremmo paragonare gli psichedelici e le microdosi e saremmo anche in grado di esplorare queste diverse fasi della sostanza e potenzialmente potremmo essere in grado di stabilire qualcosa di più chiaro e significativo sulla possibilità che ci siano prove consistenti su queste varie fasi o no.

Inoltre, le misurazioni auto-valutative sarebbero in grado di dirci in modo più sistematico in che misura questi effetti potrebbero essere attribuibili a qualche tipo di alterazione della coscienza. Sono abbastanza sicuro sul fatto che non sono attribuibili a uno stato alterato, ma non lo escluderei completamente, perché siamo riusciti a misurare soltanto alcune dimensioni diverse dell’esperienza cosciente. Gli effetti sembrano essere indipendenti da quelli che abbiamo misurato, ma sicuramente non abbiamo misurato tutto, quindi c’è un certo numero di cose inesplorate.

L: ultima domanda: ci sono molti studenti che leggono il nostro blog: potresti dare qualche consiglio a quegli studenti che vorrebbero lavorare sugli stati alterati di coscienza?

D: Credo che lavorare in questi ambiti non sia vantaggioso per ottenere un lavoro e restare nel mondo accademico, quindi ritengo che si potrebbe compensare magari pubblicando di più e forse diventando più fortunati. Tuttavia, penso che dipenda tutto dal supervisore e dall’ambiente, quindi chiunque voglia lavorare in questi campi dovrebbe identificare un supervisore appassionato. Qualcuno che lavori nel campo e che possa essere una guida adeguata.

Credo anche che bisognerebbe associare a questo campo anche un po’ di ricerca tradizionale in modo tale da avere una sorta di base adeguata per altre aree di ricerca. Il mio dottorato era sulle neuroscienze cognitive nell’ipnosi, ma nel contesto ho lavorato molto sul funzionamento esecutivo e sul controllo cognitivo e molto del lavoro che faccio sulla percezione del tempo riguarda aspetti più convenzionali della percezione del tempo. Credo sia rischioso lavorare soltanto su argomenti di nicchia, per come potrebbe essere percepito dai tuoi colleghi. Tuttavia, al di là di tutto, dico ai miei studenti che è fondamentale perseguire i propri sogni!

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Bibliografia:
  1. Jean-Roch Laurence: https://www.concordia.ca/artsci/psychology/faculty.html?fpid=jeanroch-laurence
  2. Wittmann M, Carter O, Hasler F, Cahn BR, Grimberg U, Spring P, et al. Effects of psilocybin on time perception and temporal control of behaviour in humans. J Psychopharmacol. 2007 Jan;21(1):50–64.
  3. Carhart-Harris RL, Friston KJ. REBUS and the Anarchic Brain: Toward a Unified Model of the Brain Action of Psychedelics. Barker EL, editor. Pharmacol Rev. 2019 Jul;71(3):316–44.
  4. Wackermann J, Wittmann M, Hasler F, Vollenweider FX. Effects of varied doses of psilocybin on time interval reproduction in human subjects. Neuroscience Letters. 2008 Apr;435(1):51–5.