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Kristine Mitchell, M.Sc.

Scientific Journalist

Kristine Mitchell is a scientific journalist with a background in biopsychology and music cognition.

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Edited by Jennifer Them & Lucca Jaeckel

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  • Giugno 28, 2019
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Il legame tra musica e mente è profondo, ed influenza le esperienze a livello neurale, corporeo, ed emotivo.

 La musica può giocare un ruolo vitale nell’esperienza psichedelica. Pratiche mediche e spirituali tradizionali che fanno uso di sostanze enteogene hanno da sempre avuto componenti musicali, e chiunque abbia avuto esperienza diretta di uno stato alterato di coscienza può confermare che la musica del “set e setting ” ha un potere unico nell’influenzare il trip.
Recentemente, la ricerca scientifica ha iniziato ad indagare l’importanza della musica nel favorire esiti clinici positivi nella terapia psichedelica.
Per comprendere meglio i potenziali contributi che la musica ha da offrire al campo di ricerca sugli psichedelici, diamo uno sguardo alla storica relazione tra gli stati alterati (di coscienza) e la musica, l’effetto della musica sul cervello e sul corpo, e future applicazioni della musica alla psicoterapia con  psichedelici.

La musica come una guida: passato e presente

La musica ricorre nella produzione culturale umana in modo universale,  essa infatti è un elemento chiave nel divertimento, nel lavoro, e nelle interazioni sociali, così come nelle pratiche mediche e spirituali.1
Diverse pratiche tradizionali che coinvolgono l’uso di psichedelici sono quasi sempre combinate con la musica.2
Dagli “Icaro” cantati durante le cerimonie con l’Ayahuasca, alle componenti musicali dei rituali con i funghi degli indiani mazatechi, o il rito di passaggio con l’ibogaina nell’Africa dell’ovest, è riconosciuto che la musica giochi un ruolo cruciale nella guarigione.3
Con la scoperta dell’LSD e la seguente ondata di ricerche psichedeliche negli anni ‘60 è arrivata
una maggiore consapevolezza del profondo impatto che la musica può avere come aiuto terapeutico, e sono state sviluppate linee guida per usarla in setting clinici così da supportare meglio le differenti fasi dell’esperienza psichedelica.4
Attraverso le culture ed il tempo, la combinazione di musica e sostanze psicoattive è stata utilizzata per incoraggiare catarsi emotive e per promuovere la crescita personale.

La musica nel cervello, nel corpo, e nella mente

Ci sono molte teorie evoluzionistiche riguardo alle funzioni della musica che mirano a spiegare il suo impatto significativo sul nostro sviluppo e sulla cultura, come ad esempio quelle riguardo agli effetti sul legame sociale e sulla selezione sessuale.
La nostra comprensione degli effetti neurologici e psicologici della musica continua a sua volta a crescere.
Ascoltare i nostri brani preferiti non solo cambia l’attività nel sistema nervoso autonomo (influenzando la frequenza del battito cardiaco, il tono muscolare, e la respirazione), ma evoca anche modelli di attività cerebrale comparabili a quelli evocati dall’assunzione di sostanze stimolanti come la cocaina.5
La ricerca nel campo della cognizione musicale rivela che l’attivazione neuronale si sincronizza con I ritmi esterni, alterando le onde cerebrali e lo stato mentale.

I ricercatori si chiedono se la musica abbia di per sé certe proprietà tali da indurre stati alterati, o se semplicemente accompagni e potenzi l’esperienza di altri stati alterati.5
È stato dimostrato che sostanze psichedeliche serotoninergiche hanno notevoli effetti sulla percezione musicale: regioni del cervello che rispondono alla musica si sovrappongono parzialmente con strutture  alterate dal consumo di psichedelici, influenzando fortemente  la percezione uditiva.
Uno studio condotto da Kaelen e collaboratori ha anche mostrato che la sinergia dell’LSD e la musica aumenta la connettività della corteccia paraippocampale e della corteccia visiva, cambiamenti correlati con un aumento di immagini visive mentali e di scene autobiografiche dal passato.7
Il rapporto tra la musica ed il cervello è profondo, ed informa esperienze a livello neuronale, corporeo, ed emotivo.

Musica e terapia psichedelica

In un setting terapeutico si nota frequentemente che la musica intensifica le emozioni e l’immaginazione mentale, o addirittura “prende il sopravvento” e guida la persona attraverso l’esperienza.6 La relazione scorre in entrambe le direzioni: in recenti studi, è stato dimostrato come la psilocibina aumenti la bellezza e il significato della musica,8 ma anche che aggiunte musicali sono associate ad una maggiore occorrenza di esperienze mistiche in contesti clinici, con pazienti che enfatizzano il significato della musica per la loro esperienza.9
Si riporta come la musica offra un senso di calma e di sicurezza nei pazienti in terapia psichedelica, e come essa supporti la risoluzione significativa di conflitti psicologici – importanti scoperte che sono prevalenti nella terapia psichedelica.10
A causa del ruolo fondamentale che la musica sembra giocare nel setting della terapia con gli psichedelici, è stata recentemente soprannominata “il terapeuta nascosto” a causa delle forti associazioni tra la qualità dell’esperienza musicale e l’esito terapeutico.

Conclusione

Mentre ci muoviamo in avanti nel reame della ricerca psichedelica, la musica è un fattore importante da considerare.
Nel futuro, personalizzare la musica sui pazienti potrebbe aiutare ad armonizzare l’esperienza terapeutica e ad aumentare gli esiti positivi.
La musica può accompagnare, facilitare, e guidare la libera espressione delle emozioni, creando uno spazio sicuro per l’ individuo al fine di poter rinunciare al controllo psicologico e “lasciare andare” (lasciarsi andare accettando l’esperienza).
Gli effetti terapeutici della musica sono largamente riconosciuti nella letteratura e nell’assistenza sanitaria, e combinando queste scoperte con indizi da parte delle tradizioni indigene e dall’attuale  ricerca sulla terapia con gli psichedelici, vediamo continuamente la positiva interazione tra musica, psichedelici ed il potere di questi elementi nel realizzare un cambiamento positivo.

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Bibliografia:

1. Hargreaves, D. J., & North, A. C. (1999). The functions of music in everyday life: Redefining the social in music psychology. Psychology of Music, 27(1), 71–83. doi:10.1177/0305735699271007

2. Nettl, B. (1956). Music in primitive culture, 51–53. Cambridge, MA: Harvard University Press.

3. Barrett, F. S., Preller, K. H., & Kaelen, M. (2018). Psychedelics and music: neuroscience and therapeutic implications. International Review of Psychiatry, 30(4), 350–362.

4. Bonny, H. L., & Pahnke, W. N. (1972). The use of music in psychedelic (LSD) psychotherapy. Journal of Music Therapy, 9(2), 87.

5. Fachner, J. (2011). Time is the key–music and altered states of consciousness. Altering consciousness: A multidisciplinary perspective, 1, 355–376.

6. Kaelen, M., Giribaldi, B., Raine, J., Evans, L., Timmerman, C., Rodriguez, N., … & Carhart-Harris, R. (2018). The hidden therapist: evidence for a central role of music in psychedelic therapy. Psychopharmacology, 235(2), 505–519

7. Kaelen, M., Roseman, L., Kahan, J., Santos-Ribeiro, A., Orban, C., Lorenz, R., … Carhart-Harris, R. (2016). LSD modulates music-induced imagery via changes in parahippocampal connectivity. European Neuropsychopharmacology: The Journal of the European College of Neuropsychopharmacology, 26(7), 1099–1109. doi:S0924- 977X(16)30016-5

8. Carbonaro, T. M., Johnson, M. W., Hurwitz, E., & Griffiths, R. R. (2018). Double-blind comparison of the two hallucinogens psilocybin and dextromethorphan: similarities and differences in subjective experiences. Psychopharmacology, 235(2), 521–534.

9. Shalit, R. (2012). Efficiency of psychotherapy involving altered states of consciousness: a call to reconsider our spiritual stance at the clinic. International Body Psychotherapy Journal, 11(2), 7–24.

10. Barrett, F. S., Preller, K. H., Herdener, M., Janata, P., & Vollenweider, F. X. (2017). Serotonin 2A receptor signaling underlies LSD-induced alteration of the neural response to dynamic changes in music. Cerebral Cortex, 28(11), 3939–3950