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Ascesa, Picco, Ritorno

Prevedere le dinamiche temporali dell’esperienza psichedelica usando scansioni PET

Tradotto da Veronica Migliozzi

Questo articolo è disponibile anche in: English English Deutsch Deutsch

Dr. Dea Siggaard Stenbæk

Associate Professor at University of Copenhagen and Copenhagen University Hospital.

Dr. Stenbæk investigates the serotonin (5-HT) system in interdisciplinary studies using PET scans, personality psychology and neurocognitive methods.

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Lukas Basedow, M.Sc.

Ph.D. Candidate

Lukas Basedow's research is in the field of adolescent substance abuse at the medical faculty of the TU Dresden.

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Edited by Abigail Calder & Lucca Jaeckel

 

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  • Marzo 26, 2021
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Questa intervista è stata condotta a partire dalle seguenti pubblicazioni: Stenbæk, D. S., Madsen, M. K., Ozenne, B., Kristiansen, S., Burmester, D., Erritzoe, D., Knudsen, G. M., & Fisher, P. M. (2020). Brain serotonin 2A receptor binding predicts subjective temporal and mystical effects of psilocybin in healthy humans. Journal of Psychopharmacology.

Per saperne di più sul sistema della serotonina e sui recettori serotoninergici, vedi: The Psychedelic Compendium – Serotonin Receptors.

Lukas Basedow: Considerando lo studio di cui stiamo parlando, lei ha eseguito delle scansioni cerebrali PET prima di somministrare la psilocibina a partecipanti sani. Vorrei sapere quale era l’obiettivo principale di questo studio – qual è stato il quesito che vi ha guidato?

 Dr.ssa Dea Siggaard Stenbæk: In uno studio precedente permettendo ai pazienti di valutare ogni 20 min l’intensità dell’esperienza indotta dalla psilocibina, abbiamo constatato una forte correlazione tra l’occupazione del recettore della serotonina [5-HT2A] [indice di quanti recettori sono legati ad una molecola in quel momento, come la psilocina o la serotonina] e l’intensità dell’esperienza indotta dalla sostanza.

Per questo studio, il mio approccio iniziale è stato quello di pensare ‘’come è possibile effettuare una valutazione psicologica dell’esperienza psichedelica che sia in accordo con le neuroscienze’’. Studiare queste esperienze in associazione a tante scansioni durante la sessione è molto difficile e può influenzare l’esperienza stessa.

Il mio interesse principale era cercare di capire se fosse possibile utilizzare una misura molto semplice per monitorare lo svolgimento dell’esperienza.

Per prima cosa ci siamo chiesti, come possiamo creare un modello che descriva  l’intensità di un’esperienza psichedelica? Partendo da questo, abbiamo notato che l’intensità soggettiva dell’esperienza dovuta alla sostanza era perfettamente suddivisibile in tre fasi.

Questa intuizione è utile quando si accompagnano le persone durante una esperienza con psilocibina perché è un lungo processo che va dalle sei alle otto ore. Suddividere l’intera sessione in parti più piccole può essere utile dal punto di vista clinico, per esempio quando si vuole impostare la musica o quando si vogliono formare i terapeuti. Di queste fasi se ne era già parlato in precedenza, ma non erano state raccolte abbastanza prove empiriche da farne un modello.

Le persone leggendo l’articolo tendono a focalizzarsi sulle scoperte relative ai recettori 5-HT2A, che sono la parte veramente innovativa della ricerca; ma in realtà, il mio tentativo era più incentrato nel cercare di creare un modello di sviluppo temporale dell’intensità dell’esperienza.

L: Potrebbe spiegare come avete effettivamente condotto lo studio? Quali metodi avete utilizzato per rispondere alla vostra domanda?

D: Quello che abbiamo fatto è stato convocare le persone e prepararle alla loro esperienza psichedelica, durante la seduta di preparazione inoltre i pazienti sono stati sottoposti ad una PET.  Qualche giorno dopo sono stati richiamati, ed è stata loro somministrata la psilocibina; durante questa esperienza con psilocibina gli abbiamo chiesto ogni 20 minuti: ‘’ quanto è intensa l’esperienza per te adesso?’’, Abbiamo fatto questo per tutta la durata dell’esperienza e alla fine abbiamo chiesto ai pazienti di completare il  mystical type experience questionnaire.

Li abbiamo poi convocati il giorno dopo per permettergli di parlare e di stilare un resoconto della loro esperienza e per valutare se fossero necessari ulteriori colloqui clinici.

L: potrebbe spiegare brevemente ai nostri lettori cosa è la scansione PET che ha appena menzionato?

D: Quando si fa una scansione cerebrale, ci sono almeno due categorie di scansioni che si possono effettuare. Si può scansionare la struttura e la funzione cerebrale con MRI, oppure scansionare i processi metabolico-chimici cerebrali tramite la PET. Quando c’è un recettore su un neurone, come ad esempio il recettore 5-HT2A, si può iniettare nel corpo un ligando radioattivo [una sostanza che si lega al recettore] che ha affinità per questo recettore. Quindi quando fai una scansione PET, quello che vedi sulla scansione è il ligando radioattivo. Più specificamente, si può vedere quanto di esso si lega al recettore 5HT-2A così da poter avere un’idea di quanto quel recettore è disponibile a livello cerebrale.

L: Splendida spiegazione, grazie. Quindi, potrebbe riassumere i risultati principali di questo studio?

D: In poche parole abbiamo scoperto che l’esperienza con psilocibina può essere suddivisa in tre fasi: l’inizio, il picco, e il ritorno, il che è abbastanza intuitivo, prima d’ora non era mai stato dimostrato empiricamente. Inoltre, abbiamo visto che il tempo in cui i partecipanti restavano in queste tre fasi, dipendeva dalla disponibilità del recettore 5-HT2A. In particolare, i partecipanti che prima di prendere la psilocibina avevano una ridotta disponibilità del recettore 5-HT2A, rimanevano per un tempo più lungo nella fase di picco e per un tempo più breve nella fase di ritorno.  Tutto questo inoltre era correlato alla profondità dell’esperienza mistica, stando a significare che la minore disponibilità dei recettori 5-HT2A, e un tempo più lungo nella fase di picco e più breve nella fase di ritorno, erano tutti correlati ad esperienze mistiche più profonde.

L: Ho due ulteriori domande. Primo, ha detto che un tempo più breve nella fase di ritorno è correlato all’intensità dell’esperienza mistica. Ha per caso un’ipotesi su come questi due fattori possano essere correlati? Cosa potrebbe collegare l’intensità dell’esperienza mistica con il tempo passato nella fase di ritorno?

D: La durata del picco è inversamente proporzionale alla durata della fase di ritorno al normale stato di coscienza vigile. Quindi, quello che penso succeda è che si abbia a disposizione un certo numero di ore di attività della sostanza, visto che ad un certo punto la sostanza lascerà di nuovo il tuo corpo, giusto? E questo tempo si può suddividere in modi diversi, quindi se si è passata la maggior parte del tempo nella fase di picco, la fase di ritorno sarà più breve. Questo è ciò che riflette questa correlazione. Penso che in realtà sia la lunghezza del picco ad essere importante ma questo influenzerà il tempo che si passerà nella fase di ritorno.

Ero curiosa di sapere cosa permettesse alle persone di rimanere nella fase di picco per periodi di tempo più lunghi, visto che questo sembra essere clinicamente rilevante essendo alla base delle esperienze che hanno effetti positivi e duraturi. Una possibilità è che le persone facciano delle prove mentali della loro esperienza di picco. In un certo senso è come se costruissero queste esperienze essendo bravi a rinforzare il picco e a rimanere in quella fase. Un’altra opzione è che ci siano delle differenze biologiche tra le persone che possono aiutarci a spiegare perché alcuni tendono a rimanere in quella fase più a lungo. Quindi, avendo dati unici nel loro genere sul recettore 5HT-2A, era logico prenderli in considerazione e chiedersi: ‘’il recettore gioca un ruolo nel determinare quanto tempo qualcuno resta nella fase di picco?’’

L: la mia seconda domanda è: ha una qualche ipotesi sul perché la disponibilità del recettore 5-HT2A sia legata alla forza dell’esperienza mistica e alla lunghezza della fase di picco?

D: Potrebbe sembrare controintuitivo visto che le persone tendono a pensare che ad esperienze più intense corrisponda l’attivazione di un più elevato numero di recettori. Ma quello che abbiamo osservato in passato, studiando il recettore 5-HT2A, è che le persone con alti livelli di mindfulness in realtà downregolano questo recettore (ne hanno un numero ridotto sulla superficie cellulare dei neuroni). Altri ricercatori hanno anche dimostrato che le persone con una bassa concentrazione di recettori 5-HT2A sono meno nevrotiche. Alla luce di tutto ciò, i nostri risultati non sembrano più così strani.

Una delle ipotesi alle quali siamo giunti è che la presenza di un livello ridotto di recettori 5HT2A rifletta concentrazioni più elevate di serotonina nel cervello. Il cervello tende a downregolare i recettori quando ciò risulta necessario a garantire un’adeguata segnalazione. Sappiamo anche che quando si somministra un certo tipo di antidepressivo, il recettore 5-HT2A è downregolato, e pensiamo che questo sia dovuto al fatto che la concentrazione di serotonina è aumentata nel cervello. Se questo è vero – e noi non sappiamo se effettivamente sia così – significherebbe che le persone con bassi livelli del recettore 5HT-2A probabilmente hanno anche un’alta concentrazione di serotonina nel cervello. È la serotonina combinata con la psilocibina che stimola i recettori nel corso dell’esperienza psichedelica; quindi la sinergia potrebbe essere a questo livello. Penso che giunti a questo punto nessuno possa dire qualcosa in più sulla questione perché, come nella maggior parte dei casi in ambito scientifico, abbiamo bisogno di fare più ricerche.

L: Okay, questo significa che un livello ridotto di disponibilità del recettore 5-HT2A potrebbe riflettere livelli di serotonina più alti nel cervello, il che potrebbe essere connesso con esperienze psichedeliche più intense. Ha anche accennato al fatto che quando le persone prendono antidepressivi, i livelli di serotonina aumentano e la densità dei recettori 5-HT2A si abbassa, è giusto?

D: Sì.

L: È possibile mettere in relazione questa scoperte con i report di persone che prendendo antidepressivi hanno esperienze psichedeliche meno intense?

D: Non c’è davvero alcuna ricerca che risponda a questa domanda. Ci sono evidenze aneddotiche riguardo una riduzione degli effetti degli psichedelici nei pazienti che prendono SSRI. Resta da vedere se tutto ciò sia vero. Ma questo ci porta ad un altro problema e a due ulteriori domande: la questione di cosa succede quando il recettore 5-HT2A viene stimolato e la questione di cosa riflettono veramente i livelli di base di questo recettore.

Non sono sicura che avere una ridotta concentrazione di recettori 5-HT2A in condizioni di base sia la stessa cosa di avere un numero di recettori ridotto a causa di una down regulation dovuta alla somministrazione di antidepressivi; visto e considerato che il secondo è uno stato down-regolato indotto dal farmaco, mentre il primo è uno stato naturale del sistema. Siccome non possiamo essere sicuri che queste due situazioni possano essere equiparate, dovremo condurre ulteriori ricerche. Ho sentito parlare di studi in corso in questo momento dove si vogliono randomizzare placebo e SSRI e far poi intraprendere ai pazienti un’esperienza psichedelica, proprio con l’idea di testare questo tipo di ipotesi. Il passo successivo sarebbe verificare se questo stato down-regolato di 5-HT2A corrisponda veramente a quello che vediamo quando facciamo una scansione PET allo stato basale. [Per ulteriori informazioni su SSRIs e psichedelici, leggere il post di Camile Bahi sui potenziali rischi di questa combinazione di farmaci].

L: Un’ultima domanda, non correlata con il tuo studio – Potrebbe darci alcuni approfondimenti sulla storia della ricerca psichedelica in Danimarca?

D: Penso che quello che sia successo in Danimarca riflette probabilmente quello che è successo nella maggior parte dei paesi. C’era molto entusiasmo negli anni ’60, soprattutto per l’LSD, e molti studi sono stati condotti in particolare in un ospedale. Sfortunatamente, alcuni di essi ebbero delle conseguenze negative per i partecipanti, alle quali seguirono processi legali. Dopo questo avvenimento, tutti gli studi sugli psichedelici furono sospesi, e gli psichedelici, da allora, furono considerate droghe molto pericolose. Considerati gli studi che stiamo portando avanti qui, il nostro è il primo gruppo danese dell’era moderna ad effettuare ricerca sugli psichedelici, e finora, abbiamo avuto solo buone esperienze somministrando queste sostanze alle persone.

L: Grazie per l’approfondimento e congratulazioni per questo splendido studio e per il tuo prolifico progetto di ricerca!

Il nostro lavoro in MIND si basa sulle donazioni di persone come te.

Se condividi la nostra visione e desideri sostenere la ricerca e l’istruzione psichedelica, ti siamo grati per qualsiasi importo tu possa dare.

Riferimenti
  1. Stenbæk, D. S., Madsen, M. K., Ozenne, B., Kristiansen, S., Burmester, D., Erritzoe, D., Knudsen, G. M., & Fisher, P. M. (2020). Brain serotonin 2A receptor binding predicts subjective temporal and mystical effects of psilocybin in healthy humans. Journal of Psychopharmacology. https://doi.org/10.1177/0269881120959609