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Acqua Tranquille
E Alto Mare

La Sinergia Tra Meditazione E Psichedelici

Tradotto da Veronica Migliozzi, modificato da Giulia de Marco

Questo articolo è disponibile anche in: English English Deutsch Deutsch Français Français Svenska Svenska

Vanja Palmers

Zen Priest

Founder of the Felsentor Foundation, a place of Zen practice, but open to all paths and traditions.

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Edited by Henrik Jungaberle, Abigail Calder, Clara Schüler &  Jared Parmer

 

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In questo saggio, parlo dalla prospettiva di un maestro buddista occidentale e come persona che ha supportato la ricerca psichedelica in Svizzera. Non sono un ricercatore scientifico delle sostanze psichedeliche, ma ho fatto ricerca sugli psichedelici in maniera gratificante nella mia vita. Citerò soltanto un articolo scientifico – uno studio con meditatori e psilocibina condotto a Felsentor, un centro di meditazione in Svizzera1. In breve, tutti i partecipanti erano d’accordo sul fatto che i due approcci (meditazione e psichedelici) non competano tra loro. Uno non può sostituire l’altro, ma possono essere veramente complementari.

Secondo Patanjali, il compositore leggendario degli Yoga Sutra, la meditazione e gli psichedelici sono delle tecnologie della coscienza, porte di accesso ai sacri, meravigliosi stati chiamati siddhi. Il suo capitolo sulla libertà inizia elencandoli. Il primo ha luogo in maniera innata/succede spontaneamente (janma), seguito dalle piante medicinali (osadhi), le austerità (tapah), leripetizioni di sillabe (mantra), e, infine, la meditazione (samadhi).

Un modo per osservare la relazione tra meditazione e psichedelici è capire le radici etimologiche delle due parole. ‘’Meditazione’’ deriva dal latino ‘’meditari’’, che a sua volta ha origini indo-germaniche ‘’med’’, e ha a che fare con ‘’il misurare, camminare, tracciare’’. Potremmo definirlo come l’atto di esplorare, camminare, misurare, tracciare la sfera della nostra coscienza. ‘’Psichedelico’’ deriva da due parole greche ‘’psyche’’ e ‘’delos’’, la prima significa ‘’il respiro, la sede della mente’’, la seconda ‘’chiaro, visibile’’. Gli psichedelici possono aiutarci a pulire le nostre menti e rendere visibile la natura dell’inconscio. Quindi da un punto di vista etimologico, attraverso due diverse discendenze, meditazione e psichedelici stanno puntando nella stessa direzione: Esplorare il nostro essere interiore. La relazione linguistica tra le due parole rispecchia l’esperienza attuale di molte persone che li vedono come mezzi diversi per esplorare simili tematiche: l’inconscio, noi stessi, il significato dell’esistenza, l’assoluto.

STRADE DIVERSE MA STESSA DESTINAZIONE?

Queste diverse vie d’accesso possono non essere così diverse come potrebbe sembrare all’inizio. Molti studi scientifici hanno dimostrato che gli stati oceanici e senza confini dell’inconscio, che sono associati a profonde emozioni di connessione con altri esseri umani e con la natura, possono essere raggiunti tramite l’ingestione di alcuni psichedelici, e allo stesso tempo con alcune pratiche non farmacologiche come le vasche di deprivazione sensoriale, la danza prolungata (per esempio, come quella praticata da alcuni Sufi), l’utilizzo di percussioni (come ad esempio nelle pratiche di alcuni indiani del Nord America) o la meditazione (esempio le posizioni Zazen).

Un dettaglio minore che trovo veramente interessante in questo contesto è il fatto che la febbre alta (che hanno patito Ignazio Loyola, Francesco D’Assisi, Hildergard di Bingen, e molti altri santi cristiani al momento del loro risveglio spirituale) sembra produrre cambiamenti cerebrali osservabili e misurabili che sono comparabili con i cambiamenti prodotti dall’assunzione di psilocibina e altri psichedelici.

LE CO-ORIGINI DIPENDENTI DELLE PRATICHE SPIRITUALI E DEGLI PSICHEDELICI IN OCCIDENTE

Un altro modo è guardare alle loro co-origini (Pratītyasamutpāda) dipendenti al giorno d’oggi. È risaputo che la meditazione (e lo yoga, e altre pratiche e concetti spirituali) sono diventati  famosi in poco tempo nell’emisfero occidentale perché le esperienze psichedeliche ne hanno preparato il terreno. Eravamo soprattutto noi hippies ad andare in India e altri posti per scoprire e raccogliere tutte queste pratiche e idee esotiche ma in qualche modo intriganti, spinti dalla curiosità giovanile e dalla necessità esistenziale di dare un senso a queste esperienze che cambiano la vita sotto l’influenza di sostanze potenti e misteriose (psichedelici). Alcuni di noi sono rimasti lì per almeno qualche anno, ma alla fine abbiamo portato indietro le nostre nuove abilità apprese, i metodi e gli approfondimenti, insieme agli insegnanti (soprattutto asiatici) che abbiamo incontrato sulla strada. Alcuni hanno continuato con gli strumenti iniziali per l’alterazione della coscienza, ma probabilmente la maggior parte di noi ha smesso di prendere psichedelici, almeno per un po’, a volte (come nel mio caso) per decenni. Oggigiorno, non pochi sembrano esserci tornati, esprimendo un nuovo interesse per questo approccio.

LA RICERCA SCIENTIFICA SULLA SINERGIA TRA MEDITAZIONE E PSICHEDELICI

Questo ritrovato interesse ha ispirato  vari studi scientifici. Nel 2015, insieme a Franz Vollenweider e al suo team dell’Università di Zurigo, abbiamo condotto un ritiro a Felsentor, un remoto centro di meditazione sul lago di Lucerna.1 Il quarto giorno di una Sesshin Zen più o meno tradizionale  (un intenso ritiro di meditazione in silenzio), 40 partecipanti hanno ricevuto un’alta dose di psilocibina (0.315 mg/Kg) o un placebo. Queste persone erano esperte in meditazione (minimo 5 anni) e con nessuna (o pochissima) esperienza con gli psichedelici. Durante il ritiro, hanno dovuto compilare questionari (apparentemente infiniti) e fare regolari check-ups fisici; subito prima e dopo l’evento, hanno fatto una RMI presso la clinica psichiatrica universitaria a Zurigo per misurare la loro attività cerebrale.

Siamo stati in grado di mostrare che dopo cinque giorni di meditazione, la concentrazione dei meditatori, la compassione, l’impegno sociale, il benessere nel complesso erano significativamente più alti della condizione base all’inizio – la meditazione funziona! Per le persone che non hanno preso il placebo, tutte queste qualità desiderabili erano molto più presenti, anche dopo 3 e 6 mesi. Tutti i partecipanti hanno risposto positivamente, con nessuna eccezione (il che è scientificamente quasi un po’ imbarazzante). Le esperienze e i feedback hanno coperto uno spettro ampio  e differenziato, da un ‘’interessante ma niente di fondamentalmente nuovo’’ a ‘’questo è stato più utile di molti anni di meditazione seduta’’. Tutti nel gruppo erano d’accordo sul fatto che la meditazione e gli psichedelici non competano tra di loro. L’uno non può sostituire l’altro, ma possono davvero supportarsi a vicenda. Alcuni dei meditatori a lungo termine hanno sentito come se l’esperienza psichedelica avesse rinfrescato, incoraggiato e confermato la loro pratica quotidiana. Una donna aveva iniziato a cucire un O’Kesa (una vestaglia buddista) dieci anni prima ma per qualche motivo non l’aveva mai finita. Ha ricominciato a filare e finalmente l’ha completata.

E ha funzionato anche nell’altro senso: attraverso le loro lunghe pratiche dello stare fermi seduti e osservare la mente inquieta e creativa, i partecipanti erano ovviamente in un luogo migliore per esplorare i cambiamenti di percezione, a volte piuttosto intensi e potenzialmente spaventosi, durante il viaggio psichedelico. In uno studio innovativo di Ronald Griffiths e del suo team alla John Hopkins University (esperienze mistiche dose-correlate), due terzi dei partecipanti che hanno ricevuto un’alta dose di psilocibina hanno avuto esperienze mistiche profonde, e circa un terzo ha riportato passaggi di confusione intensa e/o paura (niente di veramente serio o duraturo). A confronto, nello studio a Felsentor, abbiamo visto anche una più alta percentuale di apertura oceanica ed esperienze mistiche – e praticamente nessun effetto avverso.

SET E SETTING

Queste differenze possono essere tracciate e ci portano ai tre gioielli del viaggio psichedelico: SSS, sostanza (o sacramento), set e setting. Il sacramento era lo stesso in entrambi gli studi, ma il (mind-) set di un meditatore esperto e a lungo termine è diverso da quello di qualcuno che non ha esperienza di meditazione, e anche il setting era abbastanza differente: esperienze individuali vs esperienze di gruppo, una stanza d’ospedale (decorata in modo accogliente) vs un setting monastico in remote  montagne.

Un setting monastico potrebbe non essere  immediatamente associato agli psichedelici. Tuttavia, se guardiamo le origini delle religioni mondiali, diversi autori sono arrivati alla conclusione che esse sono state almeno in parte radicate nelle pratiche sciamaniche e nelle visioni del mondo… e che probabilmente usavano anche diverse sostanze. I sacramenti (un mezzo per arrivare al sacro) sotto forma di droghe risiedono  chiaramente alle radici della nostra cultura indoeuropea: nella Rigveda, la più vecchia delle quattro Veda, si menziona un enteogeno chiamato soma, 126 volte; esso veniva bevuto per entrare in contatto con gli dei. E ad Atene, per diversi secoli – forse per millenni – i misteri eleusini si concludevano e culminavano con l’ingestione del kykeon, probabilmente un’altra potente pozione psichedelica. I romani appena cristianizzati fermarono questa tradizione pagana e distrussero il tempio nel IV secolo. L’esatto contenuto di entrambi i preparati è oggetto di dibattito, e ultimamente anche di ricerca (per esempio, Mike Crowley, “The Secret Drugs of Buddhism”; Brian Muraresku, “The Immortality Key”).

E sembra  che i nostri antenati non fossero gli unici a consumare sostanze psichedeliche. Altri – probabilmente la maggior parte, se non tutti – esseri terrestri, ospiti biologici della coscienza, lo hanno fatto e lo fanno ancora. L’etnobotanico Giorgio Samorini nel suo libro ‘’Animali e psichedelici’’ descrive dozzine di specie che giocano con gli stati alterati di coscienza ingerendo varie piante o funghi specie-specifici. Questa tendenza di base di spingere i confini della nostra percezione sembra non si limiti soltanto agli esseri umani, neanche a noi mammiferi. Quando una volta ho essiccato un po’ di amanita muscaria (conosciuta come “ovolo malefico” in inglese chiamata  “toadstool”, in tedesco ‘’Fliegenpilz’’), ho notato molte mosche morte tra i pezzi tagliati. Sembravano morte, ma poiché ricordavo che erano una delle specie descritte nel libro di Samorini, ne ho prese tre per osservarle. Ed ecco che, dopo diverse ore, due di loro hanno iniziato a muoversi di nuovo, prima con le zampe, ancora sdraiate sul dorso. Alla fine, si sono rimesse di nuovo in piedi e sono volate via dopo essersi scrollate e mosse un po’. Non sono sicuro se la terza sia andata in overdose o se ho stoppato il mio orologio troppo presto (dopo circa 15 ore). Più tardi ho trovato un report su una mosca che si è ripresa dopo quasi 40 ore di uno stato simile al coma.

IL FUTURO: PRATICHE ED ESPERIMENTI COMBINATI, E SVILUPPO INDIVIDUALE E SOCIALE

In conclusione a  questo piccolo saggio, una domanda è come la meditazione e gli psichedelici possano essere combinati, intrecciati nella pratica. Sembra che le persone che sono davvero in meditazione (auspicabilmente in modo spensierato e allegro) possano ricevere indicazioni e doni anche da un viaggio una tantum o occasionale nel mondo degli psichedelici. E sembra che l’esperienza nella meditazione possa a volte essere un bene prezioso per navigare nell’alto mare di una tale avventura. Queste esperienze profonde, spesso sconvolgenti, sono alla fine utili o dannose? Un momento dopo il suo grande risveglio, un maestro zen esclamò ‘’… la mia vita è completamente distrutta e rovinata…”. Quando ci avviciniamo alla forza vitale stessa – non solo alle nostre idee su di essa – le nostre categorie e i nostri punti di vista vengono messi in prospettiva e la loro natura relativa diventa ovvia. È da questa prospettiva che dobbiamo giudicare il valore di qualsiasi esperienza.

Mi sento incoraggiato dai diversi esperimenti coraggiosi e innovativi che si stanno attualmente svolgendo in queste aree in tutto il mondo e dal cambiamento nella copertura mediatica e nella percezione pubblica – che col tempo, si spera, porterà anche un cambiamento nello status legale di queste potenti molecole. Se usate con rispetto e saggezza, hanno il potenziale di guidarci, aiutarci e guarirci, rendendoci acutamente consapevoli sia della bellezza e del mistero di ogni cosa – sia delle trappole suicide in cui noi umani ci troviamo attualmente, individualmente e come cultura e società globale.

Possano tutti gli esseri essere felici e liberi dalla sofferenza.

Il nostro lavoro in MIND si basa sulle donazioni di persone come te.

Se condividi la nostra visione e vuoi sostenere la ricerca e l’educazione psichedelica, ti siamo grati per qualsiasi cifra tu possa dare.

Bibliografia
  1. Smigielski, L. et al. Characterization and prediction of acute and sustained response to psychedelic psilocybin in a mindfulness group retreat. Scientific Reports 9, 14914 (2019).