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IL MODELLO REBUS

COMPRENDERE GLI EFFETTI DEGLI PSICHEDELICI SULLA MENTE

Tradotto da Veronica Migliozzi, modificato da Tiziano Canello

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Andy Meijer, M.Sc.

MIND Research & Knowledge Exchange Associate

Andy Meijer holds an M.Sc. in clinical neuropsychology from Leiden University.

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Edited by Patrick Wentorp & Lucca Jaeckel

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  • Febbraio 1, 2020
  • Biological Sciences
  • Drug Science
  • Neuroscience
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‘’ FORSE LA PSILOCIBINA FUNZIONERA’ ALMENO ALTRETTANTO BENE, QUESTA È LA MIA PREVISIONE’’. DICE CARHART-HARRIS. ‘’ MA IMMAGINARE CHE LA PSILOCIBINA SIA PIU’ EFFICACE? È DAVVERO MOLTO…’’ CONCLUDE. ‘’CHE SAREBBE QUALCOSA’’. – CARHART-HARRIS SU UNO STUDIO COMPARATIVO TRA LA PSILOCIBINA E UN ANTIDEPRESSIVO.

La nostra comprensione della neurobiologia del cervello si è evoluta rapidamente dallo sviluppo di tecniche di imaging come PET, MEG, e forse soprattutto l’(f)MRI. Sulla base dei risultati e delle idee che queste tecniche hanno prodotto, la concezione del cervello come macchina interpretativa si è gradualmente spostata verso una visione in cui si considera più come una macchina predittiva. Il quadro teorico per questo è chiamato codifica predittiva. 1 La codifica predittiva è uno dei principali paradigmi tramite cui il cervello viene attualmente compreso e studiato, in quanto è in grado di spiegare molte curiosità della percezione3 e aspetti dell’esperienza e del comportamento.

Un altro tema caldo in neurobiologia, specialmente in relazione alla psicoterapia e alla psichiatria, è la seconda ondata della ricerca psichedelica – anche detto il Rinascimento Psichedelico.4 Con basi scientifiche in crescita e lo status di ‘’terapia innovativa’’ della FDA già designato a specifici modelli di trattamento negli Stati Uniti, potrebbe essere solo una questione di tempo prima che la terapia psichedelica sia incorporata nel toolkit degli psicoterapeuti. Fino a poco tempo fa, tuttavia, nessuno si è avventurato per integrare la codifica predittiva con gli impressionanti risultati ottenuti dalla ricerca psichedelica. Ci mancava un modello teorico globale che spiegasse gli effetti della terapia psichedelica sul cervello al di là delle strutture e dei recettori – fino ad ora.

REBUS E IL CERVELLO ANARCHICO

Robin Carhart-Harris e Karl Friston, due neuroscienziati inglesi di punta, hanno provato a formulare un tale modello globale, integrando le loro teorie del cervello entropico5 ed il principio di energia libera6 nel quadro della codifica predittiva.1 Hanno chiamato questo modello: RElaxed Beliefs Under pSychedelics (Convinzioni ‘Rilassate’ sotto l’effetto degli psichedelici) e il cervello anarchico, o REBUS in breve.7 Questo post sul blog comincerà delineando i principali fondamenti teorici di questo modello, poi collegherà questi concetti per dare una descrizione del modello REBUS per permetterci di formulare alcune opinioni e pensieri critici.

GLI ELEMENTI FONDAMENTALI

LA CODIFICA GERARCHICA PREDITTIVA

Nell’introduzione ho affermato che la nostra visione del cervello si sta spostando, vale a dire dall’interpretazione alle ‘’macchine’’ di previsione. Gli scienziati usano spesso analogie con macchine – ed in particolar modo analogie con computer – per spiegare una funzione quando parlano di diverse parti del corpo. I cervelli sicuramente non sono ‘’macchine’’, e soprattutto non banali. Tuttavia, anche per qualcosa di complesso come il cervello, l’analogia ha un senso euristico: detto semplicemente, i neuroni sono o ‘’accesi’’ o ‘’spenti’’. Le macchine si basano solitamente sulla matematica, quindi come si può tradurre la biologia del cervello in un linguaggio così astratto? In altre parole, cosa significa vedere ‘’metodicamente’’ un cervello come una macchina predittiva?

Più impariamo sul cervello, più realizziamo che la realtà che percepiamo è fatta di stime ed errori, in base agli input.3 La codifica predittiva è esattamente questo: invecchiando, diventiamo più familiari con il modo in cui funziona il mondo, ed abbiamo una maggiore certezza relativa che eventi specifici hanno risultati specifici che sono coerenti nel tempo. Dopo anni di ‘’raccolta dati’’ e formazione di modelli, il nostro cervello genera costantemente modelli esplicativi su input attesi, prevedendo le cause e le origini di ciò che ci circonda e delle nostre esperienze mettendoli alla prova con gli input reali. I modelli di ordine superiore sono ciò che possiamo chiamare ‘’visioni del mondo’’ o ‘’convinzioni’’, e vengono aggiornati in modo Bayesiano8 in base a quanto ci sorprendiamo quando accade qualcosa di inaspettato.

Nei modelli matematici dell’attività cerebrale, un evento inaspettato è concettualizzato come un errore di previsione, ovvero la differenza tra ciò che il cervello ha previsto che sarebbe successo e le informazioni sensoriali in arrivo. L’aspetto gerarchico è che questo processo di previsione avviene a più ‘’livelli’’ di organizzazione cerebrale contemporaneamente. Durante la formazione e la verifica del modello a diversi livelli corticali, le credenze e le predizioni nel livello più alto (o top-down9), possono influenzare le nostre percezioni bottom-up9 spiegando o razionalizzando parte dell’evento inaspettato vissuto (un errore di previsione).

È importante notare che modelli esistenti hanno un certo ‘’peso’’, che potrebbe essere riformulato in termini di forza e precisione. Più grande è il peso della convinzione, più è probabile che sia in grado di spiegare qualsiasi evento inaspettato. Per esempio, molte persone sono familiari con l’effetto ‘’sedia con i vestiti’’: nella tua stanza buia, per una frazione di secondo, la tua sedia può sembrarti una persona in piedi nella stanza. Dopo un attimo, questa percezione subito ritorna ad essere solo una sedia con i vestiti sopra. Questa trasformazione istantanea è la codifica predittiva gerarchica al lavoro: la tua corteccia di ordine superiore ti sta dicendo che il tuo sistema percettivo deve essersi sbagliato. L’errore di previsione in arrivo viene spiegato, aggiornando la vostra percezione con la conoscenza esistente di ciò che è realmente nella vostra stanza.

IL PRINCIPIO DI ENERGIA LIBERA

Friston ha ampliato la teoria della codifica predittiva ipotizzando che gli organismi cercano di ridurre la quantità di incertezza o sorpresa, qui chiamata energia libera, che sperimentano durante la vita.6 Poiché un organismo biologico può cambiare l’input che riceve agendo sul suo ambiente, è possibile evitare stati in cui sperimenterebbe tale incertezza o sorpresa. Questa incertezza forzerebbe l’organismo a cambiare i suoi modelli del mondo, ed essoo preferisce evitarlo perché l’aggiornamento di modelli è un’impresa energeticamente costosa e scomoda. Se applicato agli esseri umani, una persona può limitarsi ad un ambiente che è più conforme con le convinzioni che esso ha rispetto al mondo, evitando così grandi sorprese (o, per ricollegarsi alla codifica predittiva, errori di predizione). Si noti che questa limitazione può essere esterna, ma anche interna, ad esempio cambiando la narrazione.

L’IPOTESI DEL CERVELLO ENTROPICO

Carhart-Harris, basandosi sui dati della sua ricerca con la psilocibina, ha proposto una teoria su come i diversi stati di coscienza si relazionano tra loro. La sua idea era che la qualità dell’esperienza soggettiva – o la ricchezza di informazione – è direttamente correlata alla misura dell’ entropia cerebrale.5 In parole povere, l’entropia è la misura dell’attività casuale o del disordine. Applicata al cervello, bisogna ricordare che esso mostra non solo un’attività sincrona ma anche un’attività casuale o asincrona. Seguendo questa nozione base di sincronia ed asincronia, la misura dell’entropia cerebrale è il grado in cui l’attività cerebrale non è prevedibile, ossia quanta attività casuale o spontanea ha.

In breve, l’ipotesi del cervello entropico di Carhart-Harris afferma che stati di coscienza rigidi come la depressione e il disturbo ossessivo compulsivo, che sono definiti parzialmente da cicli di pensieri rigidi e ruminazione, sono all’estremità bassa dello spettro dell’entropia cerebrale. Stati di coscienza vibranti, come psicosi precoce e lo stato psichedelico, sono nella fascia alta dello spettro. Ad esempio, per essere in grado di pensare e ad una strategia per affrontare un nuovo problema, bisogna pensare in modo creativo ed avere l’abilità di pensare al di fuori del proprio normale schema di riferimento. Se il cervello mancasse completamente di entropia, sarebbe difficile avere un pensiero originale oltre a quello che già esiste per risolvere il nuovo problema. Tuttavia, all’altra estremità dello spettro, un cervello fortemente entropico potrebbe non avere alcuna coerenza di pensiero, rendendo impossibile agire in modo costruttivo su tutte le idee creative e bizzarre che fluttuano nella mente.

L’ipotesi di Carhart-Harris è che il cervello umano adulto spinga normalmente verso il basso la sua misura di entropia lontano da un punto noto come criticità11, in sub-criticità. La criticità può essere vista come l’‘’equilibrio perfetto’’ tra ordine e disordine nel cervello al quale l’elaborazione delle informazioni è efficiente al massimo – esattamente il punto tra i due esempi di cui sopra. Usando i dati ottenuti da partecipanti negli esperimenti con psilocibina, Carhart-Harris dimostra che gli psichedelici hanno la capacità di spingere il cervello da uno stato sub-critico ad uno stato più vicino criticità reale.5,11,12

RIEPILOGO

Per riassumere, la codifica gerarchica predittiva spiega come le convinzioni di ordine superiore possono, in base al loro ‘’peso’’, modulare o limitare l’interpretazione dei dati sensoriali. Inoltre, secondo il principio di energia libera, gli organismi mirano a minimizzare la loro incertezza soggettiva, agendo nel loro ambiente per ridurre ulteriormente la loro energia libera (ovvero l’esposizione all’incertezza) durante la loro vita. Infine, l’ipotesi del cervello entropico di Carhart-Harris afferma che l’entropia neuronale è direttamente correlata alla ‘’ricchezza’’ dell’esperienza soggettiva, e che gli psichedelici aumentano l’entropia, spingendo il cervello più vicino alla criticità.

METTERE INSIEME I PEZZI

Quindi, come si concilia tutto questo? Carhart-Harris e Friston suggeriscono che un meccanismo neuronale chiave a cui la terapia psichedelica deve il suo effetto terapeutico è l’indebolimento delle convinzioni di ordine superiore.4 Aumentando il livello entropico e quindi stimolando un pensiero creativo, gli schemi di pensiero radicati si indeboliscono, e il cervello è capace di comunicare più liberamente al suo interno, lasciando ‘’fluire a monte’’ più informazioni.

Qui, il principio di energia libera si interrompe temporaneamente; le persone sono liberate dalla loro visione del mondo energeticamente efficiente. In questo modo la propria visione del mondo può essere ripensata per trovare un nuovo optimum da cui operare invece di essere limitata ad un modello predittivo troppo rigido.

Immaginate che una persona, durante la sua giovinezza, viva un evento traumatico violento. Lo shock è così profondo che la convinzione che ‘’le persone sono intrinsecamente buone’ si distrugge. In seguito, la nuova convinzione che ‘le persone hanno di solito cattive intenzioni’ diventa un principio guida. Gli anni passano e questa convinzione si rafforza sempre di più perché ogni prova contraria viene spiegata e respinta; un altro grande cambiamento nella visione del mondo sarebbe troppo impegnativo. Abbastanza spesso, la convinzione dominante viene anche confermata. A 45 anni, la persona nota che è difficile avvicinarsi alle persone e costruire relazioni, poiché la sfiducia negli altri è diventata così radicata da bloccare la strada. Una volta realizzato ciò, la persona cerca di lavorare su sé stessa, ma siccome è radicata in un evento d’infanzia e anni di ‘’pratica’’, questo risulta difficile.

Questo esempio ha illustrato diversi concetti sopracitati. Il modello gerarchico di codifica predittiva descrive l’improvviso aggiornamento delle convinzioni dopo l’evento traumatico. Per gli anni a seguire  entra in azione il principio di energia libera, togliendo l’incertezza su chi è ‘buono’ e chi è ‘cattivo’ per impiegare una strategia efficiente dal punto di vista energetico (a breve termine), vale a dire categorizzando tutti come cattivi. Nel corso del tempo – ritornando alla codifica predittiva – questa convinzione diventa più forte e inizia anche a spiegare le azioni positive che fa la gente. E adesso?

Adesso, entra in gioco la terapia psichedelica. Con la sua azione proposta sui sistemi di convinzione di ordine superiore e sulla rigidità generale della mente, il nostro soggetto è in grado di ‘fare un passo indietro’’ e di osservare questa convinzione e le sue basi da una prospettiva distante; da uno stato di coscienza alterato. Nel suo stato indebolito, la convinzione può essere aggiornata o, meglio dire, ‘’ripensata’’. È come se le dita di un genitore iperprotettivo si staccassero perché le loro paure sono state placate. La convinzione si è alleggerita sotto l’effetto degli psichedelici, concedendo l’opportunità ad altre convinzioni di essere considerate e ad altre informazioni percettive di entrare nella coscienza senza avere la stretta costrizione della convinzione debilitante.

I resoconti dei pazienti possono fornire esempi interessanti del mondo reale. Dopo il trattamento con la psilocibina durante uno degli studi di Carhart-Harris, una persona disse:12

‘’MI SENTIVO MOLTO PIU’ LEGGERO, COME SE QUALCOSA FOSSE STATO RILASCIATO, ERA UNA PURGA EMOTIVA, IL PESO, L’ANSIA E LA DEPRESSIONE ERANO STATI RIMOSSI.’’

Da notare la descrizione di ‘’rilascio’’ e per coincidenza il ‘’peso’’. Se visto alla luce del REBUS, questo corrisponde abbastanza bene al peso indebolito di una convinzione limitante.

UNA RECENSIONE CRITICA

Intuitivamente, il modello sembra certamente convincente. Tuttavia, è ancora giovane e resterà da vedere se resiste alla prova della scienza empirica. Usiamo intenzionalmente il termine ‘’intuitivamente’’, poiché il modello di per sé comporta un’argomentazione neurobiologica un po’più ampia, mentre i legami tra i costrutti biologici e la mente sono per certi versi speculativi. Gli argomenti hanno una leggera tendenza a restare sul come essi ‘avrebbero senso’ invece che su prove scientifiche concrete. Inoltre, siccome REBUS è impostato come un modello globale ed unificato per il funzionamento cerebrale e gli stati mentali, la pretesa che esso spieghi tutti i cambiamenti ed i fenomeni che si verificano nella personalità e nella psichiatria è piuttosto audace – e troppo generale. Questo è qualcosa da apprezzare, però, poiché il modello è il primo del suo genere e destinato a servire uno scopo scientifico specifico che invita a tentativi di falsificazione.

Il modello riconosce il fatto che il legame tra i cambiamenti cognitivi/euristici su larga scala (come cambiamenti di personalità, i cambiamenti nelle opinioni politiche) deve avere delle basi biologiche, ma che queste non sono state ancora elucidate. Questo fatto in sé forse mostra che il modello è un punto di inizio e non un modello esaustivo di cosa succede esattamente nel cervello in relazione alla mente, sia da un punto di vista esperienziale che allo stesso tempo da una prospettiva neurobiologica.

Resta da vedere quali meriti avrà il modello per guidare la ricerca e la pratica. È certamente eccitante vedere come le principali teorie neurobiologiche vengono utilizzate per spiegare i possibili meccanismi della terapia psichedelica. Una quantità sempre crescente di prove scientifiche suggerisce che gli psichedelici possono essere strumenti efficaci che, se utilizzati correttamente in un contesto terapeutico controllato, possono aiutare a trattare numerose psicopatologie e a facilitare lo sviluppo personale. Un modello unificante che possa strutturare ed informare le vie dell’indagine scientifica è quindi un bene prezioso nell’attuale clima accademico.

Essendo REBUS il primo di questi modelli unificanti, ed essendo uscito solo da pochi mesi, perciò ci si aspetta la reazione di altri importanti centri di ricerca neurobiologica. Come potrà un modello teorico sostenere o far progredire gli psicoterapeuti che devono lavorare con individui che soffrono di problemi molto diversi (e non solo generali)? C’è un valore in questo modello per la comprensione di sé stessi? Se applichiamo questo quadro ad una società più ampia, quali sono le implicazioni?

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Bibliografia

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