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Gli psichedelici possono davvero cambiare il mondo?

Verso le tecnologie psichedeliche

Tradotto da Jacopo Vanoli, modificato da Eleonora Corrias

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David Dupuis, PhD

Social Anthropologist

David is a research fellow in the Laboratory of Social Anthropology at the College de France, Paris, and member of the Hearing the Voice program at the University of Durham.

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Modificato da Abigail Calder & Jared Parmer

 

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  • Febbraio 24, 2022
  • Implementation & Society
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Piuttosto che optare per un approccio tanto seducente quanto angelizzante – considerare gli psichedelici come sostanze in grado di “guarire il mondo” – o repressivo, basato sulla paura che queste sostanze possano diventare strumenti per un “lavaggio del cervello”, dobbiamo riconoscere cosa li rende unici nella grande famiglia degli agenti psicotropi: la loro grande sensibilità a fattori extra-farmacologici.

Psichedelici: strumenti di trasformazione sociale o vettori di trasmissione culturale?

Recentemente, la cofondatrice del movimento ambientalista Extinction Rebellion ha pubblicamente invocato una “disobbedienza psichedelica di massa”. Durante la Breaking Convention del 2019 che ha riunito specialisti internazionali di sostanze psichedeliche a Londra, Gail Bradbrook, PhD, ha affermato:

“Io supporterei una disobbedienza civile di massa durante la quale si assumono medicinali (psichedelici) per comunicare allo stato che non ha assolutamente diritto di controllare la nostra coscienza e definire la nostra pratica spirituale (…) Le cause della crisi sono rappresentate da problemi del sistema politico, economico, giuridico e culturale ma alla base si nascondono problemi di dolore umano, impotenza, miseria e frammentazione. Il sistema risiede dentro di noi e gli psichedelici sono un’opportunità per aiutarci a cambiare la nostra coscienza”1

I commenti dell’attivista ambientale ribadiscono recenti interpretazioni di dati sugli psichedelici, i quali suggeriscono che queste sostanze (LSD, ma anche piante come quelle che si trovano nell’ayahuasca, le specie di cactus contenenti mescalina, l’iboga, o le varie specie di funghi del genere psilocybe) possono incoraggiare chi le usa a diventare più conscio a livello ambientale. Indagini sulla popolazione generale suggeriscono che le esperienze con sostanze psichedeliche possono cambiare le opinioni politiche delle persone e i loro atteggiamenti verso la natura.2 In un recente studio clinico con la psilocibina,3 i partecipanti, dopo il trattamento, hanno ottenuto punteggi più alti in questionari che misuravano la “connessione con la natura” e più bassi sulla propensione per visioni politiche autoritarie, con effetti che persistevano fino ad un anno.

Un numero crescente di studi scientifici suggerisce che queste sostanze possono essere usate per rinforzare comportamenti pro-ambientali e la “biofilia”.4 Questo termine, proposto dal biologo Edward Osborne Wilson, PhD, si riferisce all’inclinazione delle persone di ricercare relazioni con altri esseri viventi. Mentre le persone non hanno bisogno di psichedelici per essere a contatto con la natura, chi li usa descrive spesso il senso di interconnessione con la natura come un aspetto importante dell’esperienza psichedelica. Richiamando le affermazioni della controcultura degli anni Sessanta, gli psichedelici sono visti ancora una volta come strumenti per cambiare opinioni politiche, il che – alcuni credono – renderà possibile affrontare le sfide del nostro tempo, specialmente la crisi ecologica.

Per quanto questo possa sembrare accattivante in un mondo che vede l’ascesa di nazionalismi e un’inabilità collettiva nel risolvere la crisi ecologica, le affermazioni che gli psichedelici possono “guarire il mondo”5 dovrebbero essere prese con estremo scetticismo. In primo luogo, anche se dagli anni Sessanta gli attivisti psichedelici asseriscono che un utilizzo più ampio degli psichedelici porterà ad una società più progressista, ci sono troppi esempi che non lo rendono credibile.6 Per citare un esempio famoso, l’uso massiccio di LSD da parte della setta capeggiata da Charles Manson non ha impedito loro di sviluppare un’ideologia razzista e commettere omicidi violenti alla fine degli anni Sessanta, al fine di iniziare una “guerra razziale”.

In secondo luogo, non dovremmo aspettarci che un uso più ampiodi psichedelici renda automaticamente le persone più consce del problema ambientale.  Durante le investigazioni etnografiche nell’Amazzonia peruviana degli ultimi dieci anni, ho osservato che un regolare uso di ayahuasca non previene assolutamente alcuni stregoni-imprenditori indigeni dallo sfruttare i territori naturali che occupano per il beneficio delle loro attività economiche. Lo sviluppo del turismo sciamanico ha incoraggiato il sovraffollamento turistico nella regione amazzonica e le attività dei centri di ricevimento di clienti internazionali hanno spesso condotto alla distruzione o sovrasfruttamento degli habitat naturali. Mentre i “turisti sciamanici” riportano di aver sviluppato una relazione diversa con la natura grazie alla partecipazione a riti psichedelici, le mie osservazioni raccontano una storia diversa. Nel lungo periodo, la loro partecipazione ha un impatto solamente molto debole sulle loro abitudini di consumo o sul loro stile di vita, che a volte direttamente, e sempre indirettamente, contribuiscono alla distruzione delle risorse naturali. Per esempio, molti di loro continuano regolarmente a prendere aerei per partecipare ai rituali psichedelici organizzatidai centri sciamanici dell’Amazzonia peruviana. Queste considerazioni mostrano che, sebbene gli psichedelici possano favorire una maggiore connessione con la natura, queste esperienze riescono più probabilmente a influenzare la percezione della propria relazione con la natura piuttosto che a incoraggiare un vero comportamento pro-ambientale.Questi esempi sottolineano che, nonostante la causa per la legalizzazione degli psichedelici sia recentemente progredita parallelamente all’interesse scientifico e popolare per le loro proprietà terapeutiche, questo “rinascimento psichedelico” sta ancora avvenendo all’interno di un’economia di mercato. Questo punto può essere ulteriormente avvalorato considerando che, in contrasto rispetto agli hippie degli anni Sessanta che usavano gli psichedelici per scopi rivoluzionari, i dirigenti della Silicon Valley usano gli psichedelici in microdosi nel tentativo di aumentare le proprie prestazioni, creatività e produttività in un contesto di forte competizione professionale.7

Certo, questa mercificazione delle sostanze psichedeliche è stata denunciata da alcuni importanti personaggi del movimento psichedelico,8 ma c’è un insegnamento più importante da trarre. Anziché rappresentare un potente strumento di trasformazione sociale, gli psichedelici sembrano quindi apparire come amplificatori non-specifici e relativamente neutrali di fattori culturali esistenti. Queste osservazioni suggeriscono che gli effetti degli psichedelici sulla propria connessione con la natura possono essere interpretati come un riflesso dei valori pregressi dei partecipanti agli studi (spesso studenti universitari euro-americani). Da questa prospettiva, il presunto impatto degli psichedelici sulla nostra relazione con la natura potrebbe essere il prodotto di una distorsione da selezione (selection bias), che rievoca la nota distorsione sistemica (systemic bias) nella conduzione di studi psicologici con partecipanti appartenenti alle società cosiddette WEIRD (occidentali, istruite, industrializzate, ricche e democratiche).9 È infatti risaputo che gli studenti universitari euro-americani, i quali costituiscono la maggior parte dei partecipanti in questi studi, hanno una distorsione pro-ambientale quando si tratta di opinioni riportate personalmente. Lungidall’essere una panacea universale in grado di “guarire il mondo”, gli psichedelici potrebbero riflettere o amplificare i valori dominanti degli individui che li usano.

Questa interpretazione è coerente con studi antropologici comparativi che mostrano che, mentre alcune caratteristiche delle esperienze psichedeliche sono simili tra culture (per esempio le allucinazioni geometriche), altre cambiano ampiamente. Il sentimento soggettivo, il significato o il contenuto dell’allucinazione indotta da psichedelici sono infatti molto spesso in linea con le aspettative culturali specifiche.10,11 Gli antropologi che hanno osservato queste similitudini all’interno della stessa cultura hanno di conseguenza sostenuto un approccio culturalistico verso le esperienze psichedeliche. Claude Lévi-Strauss,12 per esempio, ha proposto di definire gli allucinogeni come “trigger e amplificatori di un linguaggio latente che ogni cultura tiene nascosto e di cui le droghe possono permettere o facilitare l’elaborazione.”

Ma come può la cultura dare forma al contenuto allucinatorio? Alcuni antropologi suggeriscono di focalizzarsi su miti e cosmologia, relazioni di parentela, iconografie o rituali per capire come la cultura determini cambiamenti non-ordinari della percezione. Ho recentemente proposto un modello chiamato “socializzazione delle allucinazioni”,13 che tenta di tenere conto del modo in cui gli scambi verbali e le interazioni sociali danno forma all’esperienza psichedelica indirizzando l’attenzione, le aspettative e la percezione. Tuttavia, la questione è lungi dall’essere risolta e molto rimane da fare per chiarire l’importanza dei fattori extra-farmacologici dell’esperienza psichedelica.14,15

 Gli psichedelici come strumento di trasmissione culturale: questioni etiche e sfide politiche nel contesto del “rinascimento psichedelico”

Oltre agenerare esperienze fortemente influenzate dalla cultura, le sostanze psichedeliche hanno un’altra importante proprietà: molti osservatori hanno notato che l’esperienza psichedelica è frequentemente caratterizzata da un’impressionante sensazione di acquisire conoscenza in modo incondizionato.16 L’esperienza è tipicamente percepita e ritenuta come una rivelazione, senza il bisogno di una spiegazione esterna o di prove.17 Pertanto, dato che gli psichedelici portano ad esperienze il cui contenuto è fortemente influenzato dalla cultura, il loro utilizzo potrebbe indurre la persona a sentire fortemente che le asserzioni metafisiche della propria cultura siano reali. Io sostengo che queste due caratteristiche fanno delle sostanze allucinogene dei potenziali e formidabili vettori di trasmissione culturale.

Queste osservazioni possono offrire una (parziale) spiegazione per lo stato di elevata suggestionabilità a cui le sostanze allucinogene portano le persone, il che è stato da tempo notato come uno degli elementi caratteristici dell’esperienza psichedelica.18,19 Se l’efficacia terapeutica risiedesse nella suggestionabilità, ciò solleverebbe preoccupazioni etiche circa il tipo di influenza che i terapeuti, gli sciamani e altri facilitatori hanno sui loro clienti, anche nel caso la terapia abbia effetti positivi.20 In un articolo che ho recentemente scritto con alcuni colleghi dell’Imperial College Centre for Psychedelic Research, sosteniamo che questi elementi dell’esperienza psichedelica possano agire come un’ “arma a doppio taglio”.17 Nonostante possano portare benefici terapeutici, l’abilità degli psichedelici di indurre sentimenti di devozione e rivelazione potrebbe avere effetti problematici in assenza di linee guida etiche che ne regolino l’uso.

La mancanza di chiare linee guida etiche per l’uso di psichedelici nelle società euro-americane – al contrario delle società indigene, in cui l’uso è frequentemente regolato da norme tradizionali – sembra spiegare parzialmente perché alcuni psichedelici siano stati ripresi nella ricerca, ma messi al bando recentemente in alcuni paesi. In Francia, per esempio, la recente proibizione dell’ayahuasca era stata motivata da serie preoccupazioni governative riguardo al possibile uso di miscele psichedeliche da parte di cosiddette ”sette” per motivi di manipolazione psicologica e “lavaggio del cervello”.21 Nonostante la validità di queste preoccupazioni sia discutibile, l’abilità degli psichedelici di accrescere l’assunta veridicità di convinzioni culturali e la devozione per i credenti a queste convinzioni solleva serie implicazioni etiche che devono essere considerate con attenzione. Una migliore comprensione di come il contesto influenzi l’esperienza allucinogena è perciò necessaria per identificare e minimizzare i rischi specifici di queste sostanze, e in definitiva aumentarne i potenziali effetti positivi.14

Esplorando le singolarità degli allucinogeni: verso le tecnologie psichedeliche

Senza negare il fatto che gli psichedelici hanno un loro effetto dovuto alla loro attività neuro-farmacologica, l’esperienza psichedelica rimane fortemente modellata da norme e valori dei gruppi sociali a cui appartiene chi le usa. Piuttosto che optare per un approccio tanto seducente quanto angelizzante – considerare gli psichedelici come sostanze in grado di “guarire il mondo” – o repressivo, basato sulla paura che possano diventare strumenti per un “lavaggio del cervello”, dobbiamo riconoscere cosa le rende uniche nella grande famiglia delle sostanze psicotrope: la loro grande sensibilità a fattori extra-farmacologici.

Questa attenzione alle proprietà singolari degli psichedelici ci porta a pensare alle esperienze psichedeliche come se fossero sempre intrappolate in una dimensione culturale e sociale, ed apre prospettive per scoprire le “tecnologie psichedeliche”. Chiamo “tecnologie psichedeliche” i singolari dispositivi sociali composti da elementi materiali, discorsivi e interazionali che hanno la proprietà, che siano state create per quello scopo o meno, di modellare l’esperienza dell’utente. Fin dalla nascita dell’interesse per gli psichedelici nelle società occidentali durante il Ventesimo secolo, sono emerse molteplici tecnologie psichedeliche, in particolare negli Stati Uniti.22 Istituzioni ed individui hanno sviluppato dispositivi specifici per l’uso di psichedelici a fini psichiatrici, militari, psicoterapici, spirituali o politici, ma anche per stimolare la creatività artistica e l’innovazione tecnologica. Per ognuno di questi usi, sono stati inventati specifici strumenti tecnici che comportano l’uso di psichedelici (i.e. tecnologie psichedeliche) per controllare e dirigere gli effetti di queste sostanze e raggiungere un determinato  scopo sociale.

Gli strumenti psichiatrici sviluppati da Humphrey Osmond per trattare pazienti alcolisti,23 gli esperimenti di Oscar Janiger con gli artisti di Los Angeles24 o quelli condotti dalla CIA nel contesto del progetto MK-Ultra,25 offrono un esempio di tre tipi di differenti tecnologie psichedeliche sviluppate in Nord America nel 1950 intorno alla stessa sostanza: l’LSD.

Ora la ricerca clinica sta lavorando per sviluppare tecnologie psichedeliche per il trattamento di disturbi mentali. La grande attenzione all’importanza di fattori extra-farmacologici nelle esperienze psichedeliche distingue la recente ondata di ricerche cliniche su queste sostanze da quella del 1950.15 Dato che nei paesi del Nord del mondo le restrizioni legali intorno a queste sostanze si stanno allentando, ciò potrebbe rappresentare l’inizio dell’apparizione di molteplici tecnologie psichedeliche. Per esempio, studi recenti suggeriscono che gli psichedelici potrebbero essere usati nei processi di pace in contesto sociopolitico o di conflitti militari.26

Questo apre le porte a un’esplorazione sistematica dei fattori extra-farmacologici nell’esperienza psichedelica, la cui organizzazione costituisce le “tecnologie psichedeliche”. Questo potrebbe permetterci di capire meglio quali fattori specifici trasformano un certo aspetto dell’esperienza e quindi influenzare l’esperienza dell’utente e la sua conseguente visione del mondo.

Queste nuove tecnologie psichedeliche potrebbero, per esempio, mettere le sostanze al servizio di pratiche artistiche ma anche per usi più eticamente discutibili, con fini commerciali, politici o militari. Alla luce delle straordinarie caratteristiche degli psichedelici che ho citato in questo articolo, la comunità scientifica, tanto quanto la comunità di consumatori di psichedelici, deve perciò essere vigile verso usi emergenti degli psichedelici e delle loro implicazioni etiche nel prossimo futuro.

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